giovedì 19 giugno 2008

Settimana buona, stavolta!

Dopo la fetenzia della scorsa settimana (febbre, principio di influenza, ecc ecc) finalmente questa settimana parte bene. Smaltiti i malanni lunedi' ho corso 10.5 km a 5'20"/km e stavo pure bene.
Ieri, mercoledi', ho voluto provare la prima sessione di ripetute in pista del programma che seguiro' per la maratona di Venezia, giusto per farmi un'idea di cosa vado incontro. Il programma sara' il FIRST e la prima sessione prevedeva 20' riscaldamento + 3x1600m a 4'30" con 1' recupero + 10' di cool-down.
Ebbene, ho seguito il programma per 2/3 nel senso che la terza ripetuta l'ho corsa molto lentamente perche' non volevo forzare il ginocchio e comunque questa sessione era solo per "assaggiare" il programma. Comunque 1600 a 4'30" per 3 volte al momento per me e' impegnativo... Conto di riprovarci le prossime settimane in modo da sperare di essere pronto al 7 luglio (inizio del programma in 16 settimane).

venerdì 13 giugno 2008

Settimana fetente

Solo un allenamento (martedi' - 9 km a 5'13" medi) questa settimana... che schifo!!!
Sono vittima di una specie di influenza (ma in giugno mi deve venire?!?!?) e la cosa mi debilita non poco... Oggi viaggio sui 38º di febbre e ho un groppo alla gola che mi fa deglutire con dolore.
Vabbe', me ne faccio una ragione e mi ripropongo di ricominciare bene da lunedi' (se nel frattempo mi saro' rimesso)...
E intanto fuori piove...

martedì 10 giugno 2008

Ecco il resoconto dell'articolo su Nature del 2004 relativo alla corsa di resistenza. In sostanza l'uomo si e' evoluto anche tenendo in considerazione la necessita' di correre per lunghe distanze!!! Maratoneti preistorici!!!! ;-)


La corsa di resistenza e l’evoluzione dell’Homo 

 

Sebbene l’andatura bipede includa sia li camminare che il correre, in generale si considera che la corsa non abbia rivestito un ruolo importante nell’evoluzione umana in quanto gli uomini, come le scimmie, sono sprinter scarsi in confronto alla maggior parte dei quadrupedi. 

In questo lavoro gli autori dimostrano, al contrario, quanto bene gli uomini si comportino nella corsa di resistenza, e analizzano le basi fisiologiche ed anatomiche delle capacità dell’uomo e di altri mammiferi nella corsa di 

resistenza. 

 

La maggior parte delle ricerche sull’evoluzione della locomozione umana si è concentrata sul camminare. Evidenze fossili mostrano che gli australopitechi camminavano abitualmente almeno 4.4 milioni di anni fa. Molti ricercatori hanno interpretato l’evoluzione dell’attuale forma del corpo umano, comparsa per prima nell’Homo Erectus, come una conseguenza di migliorate capacità di cammino in spazi aperti a scapito di una riduzione delle capacità di 

locomozione sugli alberi. Solo pochi si sono interessati anche alla corsa in quanto l’uomo è di fatto un corridore mediocre sotto diversi punti di vista. Gli sprinter d’elite sono in grado di mantenere velocità di soli 10.2 m/s per meno di 15 sec, mentre alcuni corridori “specialisti” nel regno dei mammiferi possono mantenere andature di galoppo (15-20 m/s) per diversi minuti. Inoltre la corsa è più sfavorevole per gli uomini rispetto alla gran parte dei mammiferi 

richiedendo circa il doppio dell’energia metabolica per distanza percorsa di un mammifero di pari peso. 

Nondimeno, gli uomini sono buoni corridori di resistenza (molti km per molto tempo), caratteristica unica tra i primati e non comune anche tra i mammiferi quadrupedi che non siano carnivori sociali (cani, iene) e migratori ungulati 

(cavalli, gnu). 

 

Quanto bene gli uomini corrono le lunghe distanze? 

Durante il cammino gli uomini sfruttano un movimento a pendolo invertito dove il centro di massa oscilla in modo da scambiare energia cinetica e potenziale in controfase ad ogni passo (Fig. 1a, b). Il costo metabolico del movimento (COT) è rappresentato da una curva ad U dove la velocità ottimale, 1.3 m/s, è relazionata alla lunghezza della gamba. La maggior parte degli uomini cambiano il passo in corsa a circa 2.3-2.5 m/s, che corrisponde all’intersezione delle curve COT per il cammino e la corsa (Fig. 2b). A queste velocità la corsa diventa meno dispendiosa del cammino sfruttando un meccanismo massa-molla che scambia energia cinetica e potenziale in maniera molto diversa (Fig. 1b). I legamenti ed i tendini, ricchi di collagene, immagazzinano energia elastica durante la prima parte (frenante) della fase di supporto e la rilasciano tramite “rinculo” durante la successiva fase propulsiva. Per sfruttano meglio questo meccanismo le gambe si flettono maggiormente nella corsa che nel cammino. 

 

 

 

 

Le velocità di corsa di resistenza umana variano da circa 2.3 a quasi 6.5 m/s, negli atleti d’elite. Le velocità media di podisti amatoriali variano da 3.2 a 4.2 m/s. Nessun altro primate rispetto all’uomo è in grado di correre corse di 

resistenza. 

 

Le velocità di corsa di resistenza umana sono sorprendentemente comparabili a quelle di mammiferi specializzati nella corsa come cani e cavalli. Rispetto ai quadrupedi, la corsa umana e il trotto quadrupede sono le 

andature biomeccanicamente più simili. Quadrupedi al galoppo tipo cani o cavalli, di solito, riescono a sopravanzare gli uomini in termini di massime velocità sostenibili (un quadrupede di 65 kg può galoppare a 7.7 m/s per 10- 15 minuti, un cavallo può fare fino a 10 km a 8.9 m/s). Nondimeno, uomini ben allenati possono sopravanzare quadrupedi di pari peso su lunghe distanze, che costringono l’animale a scendere a velocità di galoppo ottimali (canter – galoppo leggero). Anche la distanza percorribile da un uomo è sorprendentemente grande. Corse di 10 km o finanche le maratone sono quasi impossibili per gli altri primati, mentre sono comparabili alle distanze osservate per mammiferi specializzati in ambienti aperti. 

 

La categoria che vede gli uomini svantaggiati rispetto a molti quadrupedi è il costo energetico della corsa (COT), ed in particolare se riferito al peso corporeo. Nondimeno vi è un’interessante caratteristica della corsa di resistenza umana, e cioè il range di velocità “economiche” (dal punto di vista energetico) accessibili all’uomo. Mentre per un cavallo le curve COT sono a forma di U con stretti intervalli di velocità preferite sia per il trotto che per il galoppo (Fig. 2b), per un uomo la corrispondente curva COT è piatta. Come conseguenza, gli uomini sono capaci di regolare la loro velocità in maniera continua senza cambi di andatura o penalizzazioni metaboliche su un ampio range. 

 

Le basi strutturali e le evidenze fossili della corsa di resistenza 

Cosa rende la corsa di resistenza possibile? Quattro sono le richieste: costo energetico, forza, stabilizzazione e 

termoregolazione. 

 

Costo energetico 

Quali sono le caratteristiche specificatamente rilevanti per il costo energetico della corsa? Come visto, il meccanismo molla-massa tipico della corsa differisce dal meccanismo a pendolo tipico del cammino. A differenza della scimmie, l’uomo è dotato di gambe con molti tendini simili a molle connessi a muscoli corti che possono generare forza in modo economico. Queste molle permettono un risparmio fino al 50% del costo metabolico della corsa, e la più importante è il tendine di Achille. Altri tendini allungati presenti nelle gambe sono il tratto ileotibiale e il (muscolo) peroneo lungo. Un altro set di molle importanti per la corsa umana è l’arco longitudinale del piede. Durante la corsa, tali strutture dell’arco funzionano come molle in grado di restituire circa il 17% dell’energia generata durante ogni fase di rullata. Un altro fattore da considerare è la lunghezza della falcata. Gli uomini, infatti, aumentano la velocità durante la corsa di resistenza principalmente aumentando la falcata piuttosto che la frequenza degli appoggi. Falcate oltre i 2 m, o addirittura 3.5 m in corridori di elite, sono possibili e risultano quasi un metro più lunghe di quelle previste per quadrupedi di peso comparabile (65 kg) o di quelle misurate per scimpanzè alla stessa velocità. Tali lunghezze (assolute oltre che relative) sono possibili in virtù di molle lunghe (vedi sopra) e gambe relativamente lunghe. Quest’ultime comparvero per la prima volta negli ominidi di 1.8 millioni di anni fa (Homo erectus). 

Tuttavia, la presenza di lunghe gambe oscillanti aumenta il costo energetico in corsa (ma molto meno in cammino) proporzionalmente al momento di inerzia dell’arto. Di conseguenza avere gambe compatte e piedi relativamente corti (caso dell’uomo attuale, a differenza dell’australopiteco) risulta favorevole.  

 

Forza 

Le forze di reazione di picco alla battuta del tacco sono circa doppie in corsa rispetto al cammino e possono raggiungere le 3-4 volte ad andature sostenute di corsa di resistenza. Di conseguenza è necessario dissipare le forze 

d’impatto all’interno delle ossa e delle articolazioni. Una strategia per diminuire lo stress a livello delle articolazioni è quella di espandere le superfici dell’articolazione stessa, distribuendo le forze su aree maggiori. L’uomo attuale ha superfici articolari estese, relativamente al peso corporeo, nella maggior parte delle articolazioni della parte bassa del corpo (testa del femore, ginocchio, giunto sacro-iliaco…). Questa caratteristica, non presente nella parte alta del corpo, influisce in maniera determinante alla dissipazione dei carichi d’impatto durante la corsa. 

 

Stabilizzazione 

Durante la corsa il tronco ed il collo umani sono più inclinati in avanti rispetto al caso del cammino. L’uomo attuale ha una serie di caratteristiche volte alla stabilizzazione del tronco quali aree estese sull’osso sacro e sulla parte posteriore dell’osso iliaco, e un muscolo gluteo massimo molto esteso. Quest’ultimo è fortemente utilizzato e richiesto durante la corsa a tutte le velocità mentre non lo è per il cammino su superfici piane. La sua dimensione è una delle caratteristiche umane più distintive rispetto ad altri primati. Camminando, una gamba è sempre a contatto con il terreno permettendo ai muscoli della postura di contrastare la rotazione del tronco (rispetto all’asse verticale) indotta dall’accelerazione in avanti della gamba. Al contrario, durante la fase aerea della corsa, la torsione indotta dalla gamba (ancora più grande che nel caso del cammino) non può essere contrastata da forze legate al terreno. Entrano quindi in gioco la contro-rotazione del torace e delle braccia (ma non della testa). Gli uomini, infatti, sono dotati di una capacità di rotazione del tronco rispetto ai fianchi maggiore rispetto alle scimmie. Inoltre, le spalle larghe, tipiche dell’Homo erectus, possono contro-bilanciare i momenti indotti dalle braccia oscillanti. Relativamente alla stabilizzazione della testa, spinta in avanti ad ogni impatto col terreno, si può notare come gli uomini abbiano delle dimensioni facciali ridotte rispetto all’Australopiteco che aiutano la riduzione dell’accelerazione inerziale. 

 

Termoregolazione e respiro 

Gli uomini possiedono molte caratteristiche relative alla dissipazione di calore: moltiplicazione di ghiandole sudorifere, pelo corporeo ridotto, corpo sottile e longilineo, elaborata circolazione venosa del cranio. Anche la tendenza alla respirazione con la bocca, non comune nelle scimmie, aiuta a migliorare la ventilazione rispetto alla sola respirazione nasale (in cui l’aria incontra troppa resistenza a causa delle ridotte dimensioni dell’apparato naso-faringeo). 

 

Conclusioni 

La corsa di resistenza su lunghe distanze non è stata, finora, considerata come importante durante l’evoluzione umana ma solo con un prodotto secondario della capacità di camminare. Tuttavia, il solo camminare non spiega la presenza di numerose caratteristiche essenziali per la corsa (Tabella 1). 

 

 

 

In particolare si possono ricordare: 

- sistema di “molle” nella gamba e nel piede (immagazzinare e rilasciare energia) 

- gluteo massimo e muscoli spinali ipertrofici per la stabilizzazione del tronco 

- vita stretta e spalle larghe (stabilizzazione necessaria solo nella corsa) 

- sistemi di termoregolazione 

- ridotte dimensioni delle braccia 

 

Ma perché correre quando il cammino era già facile, sicuro e più economico? 

Una possibilità è che la corsa aiutò gli ominidi a procurarsi cibi ricchi di proteine quali carne, midollo e cervello (comportamento simile a quello delle iene e di altri animali che si nutrono di carcasse). In particolare può aver aiutato a competere con altri cacciatori di carcasse (inclusi altri ominidi). 

La corsa, infine, può avere facilitato i cacciatori ad avvicinarsi alle prede o addirittura a far correre fino allo sfinimento alcuni mammiferi in ambienti caldi. 

 

venerdì 30 maggio 2008

Un allenamento tira l'altro!

Ieri faccio 6 km molto ma molto tranquilli (il ginocchio mi da' un po' fastidio) a 5'35" in pausa pranzo (di piu' non potevo per motivi di tempo) dicendomi: "Bon dai... ultimo allenamento della settimana lavorativa..."
E invece no! Come tutti voi saprete meglio di me e' difficile resistere al richiamo di un'uscitina in compagnia... e cosi' rieccomi oggi a fare altri 8 km sempre ad andatura rilassata con il mio collega Michele... 

Che dire? Oggi stavo meglio di ieri e sembra proprio che piu' corri piu' hai voglia di correre!!!
Con oggi pero' basta, eh!!! ;-)

In bocca al lupo agli eroi del Passatore!!! Onore a loro, comunque vada!

PS: stesura resoconto articolo di Nature in corso...
PS2: installata la chat box sul mio blog... avanti coi messaggi!!! Margantonio e' stato il primo (caffe' pagato quando lo vedro'!!!)

martedì 27 maggio 2008

10 km a ritmo maratona (la prossima!)

Oggi, nonostante mi fossi ripromesso di fare un 10 km tranquillo (dopo 5 giorni di inattivita' a causa di raffreddore e altre magagne), alla fine (come capita a tutti noi!) km dopo km ho abbassato i tempi e ne e' uscito un 10 km a ritmo maratona... Intendo la prossima maratona che vorrei correre in 3h 50'... ;-)

Sia come sia l'andatura e' scesa cosi': 5'37" 5'32" 5' 32" 5'31" 5'25" 5'25" 5'21" 5'18" 5'10"5'00".
Totale: 5'24" (5'27" sarebbe il ritmo maratona 3h50').
Tutto a posto tranne il fastidio dovuto ai residui del raffreddore.

Piccolo aggiornamento sull'articolo di Nature (vedi post precedente): finito di leggere, ora comincio a buttar giu' i punti salienti.
Alla prossima!
Marco

giovedì 22 maggio 2008

Ieri + articolo su Nature

Ieri io e Michele abbiamo replicato i 7 km di due giorni prima, anche stavolta partendo sciolti e progredendo verso la fine. 5'13" finali con gli ultimi 3 km a 4'59", 4'50" e 4'45" al km.
Nessun problema degno di nota. Ginocchio quasi non lo sentivo...

Articolo su Nature:
per chi non lo sapesse Nature e' una delle riviste scientifiche piu' prestigiose al mondo e i lavori che vengono pubblicati sono sempre di altissimo livello.
Nel 2004 e' stato pubblicato un articolo (con tanto di copertina dedicata) intitolato: "La corsa di resistenza e l'evoluzione dell'Homo".

Questa cosa mi ha molto interessato e mi riprometto di preparare un piccolo resoconto delle conclusioni tratte dagli autori a beneficio di chi fosse interessato. Nondimeno il concetto generale e' che gli uomini si sono evoluti rispetto ai loro antenati simil-scimmie perche' hanno avuto bisogno di correre per lunghe distanze, forse per cacciare, nelle savane africane di 2 milioni di anni fa. La selezione naturale ha quindi favorito la sopravvivenza degli australopitechi che erano in grado di correre e nel tempo ha perpetuato delle caratteristiche anatomiche che rendevano possibile la corsa sulle lunghe distanze.

Forte, no? Di fatto l'uomo e' naturalmente piu' portato alla corsa sulla lunga distanza che non allo sprint puro (dove siamo poca cosa rispetto a tanti animali).
E quindi... CONTINUIAMO A CORRERE!!!!

martedì 20 maggio 2008

Progressiv...ino

Ieri con Michele abbiamo corso 7 km netti a 5'15" al km pero' mantenendo un'andatura in costante progressione (da 5'37" a 4'51") e questo ci e' piaciuto molto.
Il ritmo e' ancora non troppo forzato per non rischiare (ginocchio io, anca lui... che coppia di catorci!!! ahahah), pero' e' stato un allenamento goduto e questo e' l'importante!
Adesso piove e temo diluviera' anche domani... uff

sabato 17 maggio 2008

Fine della prima settimana di corsa dopo la maratona

Ieri concludo la mia prima settimana di corsette dopo la maratona di Trieste.
7.5 km a 5'12"/km. Tutto bene. Sensazioni buone...
Il ginocchio e' ancora tranquillo e soprattutto non mi da' fastidio durante la corsa (il resto del giorno magari un po' si', pero' scaldato a puntino va bene).
Questa settimana e anche la prossima saranno settimane di corse tranquille e solo leggermente spinte. Voglio evitare qualsiasi tipo di eventuale problema post-maratona, anche se gia' adesso come adesso mi sento bene.
Poi ho idea che provero' a velocizzare i ritmi e provare qualche seduta di ripetute (colpevolmente trascurate durante la preparazione della maratona) in modo da farmi trovare pronto quando comincero' il programma di 16 settimane per la maratona di Venezia.
Parlando con il mio collega Michele mi sono quasi convinto che sui 5000 valgo ora come ora almeno 4'40"/km (Vivicitta' di 12 km l'ho fatto a 4'52" - sempre tapascione rimango!) e quindi vorrei tentare un programma FIRST per correre in 3h50' la maratona... Sarebbe incredibile poter scendere cosi' sotto le 4 ore alla seconda maratona e con un miglioramento di 17' e rotti...
Sto facendo il passo piu' lungo della gamba?
A dirla tutta la prima maratona (il 4 maggio scorso - Trieste) forse potevo impostarla leggermente piu' veloce di quello che poi e' venuto fuori, pero' al momento mi sembrava prudente innanzitutto finirla...

Insomma non lo so... usero' queste settimane/mesi prima dell'inizio della preparazione (sempre se tutto va bene) prevista per fine luglio (che bel clima fresco!!!) per valutarmi e, perche' no, migliorarmi...


venerdì 16 maggio 2008

Che bello!

Che bello! Bastano due giorni e gia' c'e' gente che visita questo blog!
Gia' ho "conosciuto" altre persone appassionate di corsa.
Gia' ho imparato cose nuove e letto di esperienze interessanti in varie maratone...
Questo mi sprona anche ad allenarmi di piu' e meglio... non posso mica fare il tapascione a vita!!!
:-D

mercoledì 14 maggio 2008

Il dopo-maratona

Come gestire questo periodo? Non lo so, e' la prima volta che mi ci trovo... ;-)
Ogni consiglio e' ben accetto!!!
La scorsa settimana non ho proprio corso, lasciando cosi' al mio corpo 8 giorni per riprendersi (scarico completo), anche se gia' da mercoledi'/giovedi' mi sentivo di correre di nuovo.
Ora, da questa settimana in corso, ho ripreso a corricchiare: lunedi' 7 km a 5'40", oggi (mercoledi') 7.5 km a 5'22"...
Mentre lunedi' mi sentivo ancora legnoso e un po' "demotivato", oggi devo dire che ho gustato la corsa, tanto da progredire col ritmo dall'inizio alla fine.
Il ginocchio, che per fortuna per la maratona non mi ha dato problemi, ha ripreso a dare fastidio la scorsa settimana. Niente di che, ma un fastidio c'e'. Ho deciso di riprendere la corsa e vedere come risponde. Oggi non mi ha dato problemi, spero continui cosi'.
In questo momento navigo a vista: per un po' andro' avanti senza un programma preciso, giusto un mantenimento senza forzare molto (no ritmi alti, no lunghi). Direi che 2-3 settimane cosi' dovrebbero bastare.
La mia idea sarebbe di provare la maratona di Venezia il 26 ottobre. Vorrei riuscire a finirla in meno di 4 ore (pochi progressi alla volta, non strafare!) e per farlo mi piacerebbe provare il programma FIRST con 3 sedute settimanali per un totale di 16 settimane. Questo vorrebbe dire ricominciare un piano di allenamenti verso luglio (fine).
E nel frattempo? che faccio? Come detto altrove, in questo momento le gare corte non mi attirano (saro' ancora sotto l'effetto euforico della maratona?) e le lunghe direi che forse e' meglio che le lasci da parte per un po'.
Qualcuno ha qualche idea? :-)